E gli africani costringono Salvini alla fuga

 

 Red. Int., PORTO RECANATI, 27.4.2015 “Il Manifesto”

ANCONA. Fallisce la provocazione del leader leghista all'Hotel House

http://ilmanifesto.info/wordpress/wp-content/uploads/2015/04/27/28inchiestaf04matteo-salvini-5.jpg

 

Mai con Sal­vini. Mai nelle Mar­che, almeno. È stato accolto a colpi di uova marce e pomo­dori il lea­der della Lega Nord, di pas­sag­gio (per tre ore appena) tra Ancona e Mace­rata per la cam­pa­gna elet­to­rale, enne­simo hap­pe­ning media­tico a colpi di spa­rate raz­zi­ste e provocazioni.

Ecco, l’ultima pro­vo­ca­zione non è andata a finire bene per il segre­ta­rio del Car­roc­cio: dopo essere stato con­te­stato in mat­ti­nata nel capo­luogo, Sal­vini è arri­vato intorno alle 14 e 45 all’Hotel House di Porto Reca­nati, un mostro di peri­fe­ria da 17 piani per 480 appar­ta­menti, un lascito dell’edilizia ano­nima degli anni del boom eco­no­mico che ora ospita un paio di migliaia di per­sone, per il 90% con il pas­sa­porto extra­co­mu­ni­ta­rio. Va da sé che l’idea di Sal­vini al riguardo è di man­dare le ruspe e demolirlo.

All’arrivo del leghi­sta – felpa d’ordinanza con la scritta Mar­che in giallo cana­rino –, sotto allo sta­bile c’era una con­tro­ma­ni­fe­sta­zione pro­mossa dal cen­tro­si­ni­stra e dai sin­da­cati, oltre a un cen­ti­naio di resi­denti dell’Hotel House, che l’hanno accolto tra le grida e i fischi. I mani­fe­stanti si sono rifiu­tati di aprire un varco e lasciar pas­sare Sal­vini per fare il suo spot elet­to­rale, ché fare pro­pa­ganda sulla pelle dei migranti non sem­pre va bene a tutti.

La poli­zia, in assetto anti­som­mossa, non ha potuto fare altro che pren­dere atto della situa­zione: da que­ste parti Mat­teo il tele­ge­nico non è per­sona gra­dita. Lui ha così deciso di bat­tere in riti­rata, far­fu­gliando qual­cosa su un altro impe­gno, ovvero la rac­colta delle firme a soste­gno del can­di­dato gover­na­tore Fran­ce­sco Acqua­roli, a Mace­rata. Sol­tanto dopo sarebbe arri­vato il solito lamen­toso post su Face­book, con cano­nica invo­ca­zione delle ruspe e tri­pu­dio di com­menti che invo­cano il Quarto Reich: «Lava­teli col fuoco».

In mat­ti­nata, Sal­vini si è bec­cato una bella con­te­sta­zione anche ad Ancona, con lan­cio di ortaggi, fumo­geni, cori e grida. Momenti di ten­sione con la poli­zia, che ha cir­con­dato i mani­fe­stanti men­tre Sal­vini li foto­grafa con il suo ipad, ma nes­sun inci­dente. Anche in que­sto caso, come da con­so­li­dato copione, Sal­vini si è sfo­gato dopo su Face­book con una sem­pre più stanca invet­tiva con­tro le «zec­che rosse», gli immi­grati e la «demo­cra­zia dei comu­ni­sti» che, pove­rino, non vor­reb­bero farlo par­lare: come se non ne avesse mai occa­sione. «Con­te­stare Sal­vini signi­fica ren­dere dignità a que­sto paese figlio della lotta par­ti­giana. Signi­fica pra­ti­care per le strade la nostra costi­tu­zione che respinge in ogni suo rivolo qua­lun­que forma di fasci­smo e raz­zi­smo», dice Fran­ce­sco Rubini, con­si­gliere comu­nale ad Ancona e tra gli ani­ma­tori del can­tiere delle Altre Mar­che, che pro­pone Edoardo Men­tra­sti alla pre­si­denza della Regione. Ancora prima, a Fano, Sal­vini era arri­vato a com­pli­men­tarsi con un gruppo di ragazzi accorsi al suo comi­zio per­ché «tanto le lezioni dei pro­fes­sori rossi le sen­tite tutti i giorni».

Il tour elet­to­rale è finito nel tardo pome­rig­gio, con un’altra con­te­sta­zione a Mace­rata. Qui ad atten­dere Mat­teo il pro­vo­ca­tore c’erano tre­cento ragazzi, la poli­zia li ha dispersi a colpi di cariche.